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Allergia da acari

Quesito

Un’allergia provocata dagli acari può essere considerata malattia professionale?

Risposta

Gli acari sono parassiti (simili a ragni) invisibili a occhio nudo presenti nella polvere di quasi tutte le case. I più comuni si chiamano Dermatophagoides pteronyssinus (DPT) e Dermatophagoides farinae (DPF).
Essi sono innocui, salvo che nei soggetti allergici, in cui possono indurre rinite, congiuntivite, eczema, tosse e asma.
Il loro ambiente ideale è rappresentato dai luoghi caldi e umidi e la loro presenza si concentra particolarmente all’interno di cuscini, materassi, coperte e piumini.
Detto questo appare evidente che il fattore nocivo “acaro della polvere” è ubiquitario, ma si trova soprattutto nelle case di abitazione. Frequentemente, infatti, è anche chiamato “acaro della polvere di casa”. Pertanto, le malattie allergiche o irritative che provoca sono considerate per lo più malattie comuni, ma possono essere riconosciute come professionali nel caso di talune lavorazioni, come quelle dei tappezzieri, dei materassai, dei piastrellisti, dei mugnai, dei panettieri e dei pasticcieri, e forse anche dei coltivatori di funghi (terreni di culture ammuffite), dei formaggiai e dei lavoratori addetti alla manipolazione di granaglie (addetti ai sili di stoccaggio).

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000)

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Carie dentale nei panettieri

Quesito

La carie dei denti nei panettieri può essere considerata malattia professionale causata dalla polvere di farina?

Risposta

Nella bocca vivono centinaia di tipi di microrganismi diversi. Tra questi, tre in particolare sono i principali responsabili della carie: lo streptococcus mutans, il lactobacillus acidofilus e gli actinomiceti. Il rischio di carie cresce considerevolmente quando il numero di questi microrganismi aumenta troppo nella saliva e nella placca batterica.
Oltre alla presenza di un elevato numero di microrganismi cariogeni, molti altri fattori locali e generali favoriscono la carie: la dieta, lo stile di vita e alcuni farmaci.

Tra i fattori legati alla bocca dell’individuo hanno importanza favorente la qualità e la quantità della saliva, le caratteristiche del dente stesso, quali la sua composizione chimica e la sua forma, il malposizionamento degli elementi dentali e il rigurgito di sostanze provenienti dallo stomaco.
Non si può escludere che l’inalazione di polveri nel lavoro dei panettieri possa favorire il formarsi della placca dentale, tuttavia, non esistono indicazioni della letteratura medica che possano far considerare la carie come malattia professionale.

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000).

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Ernia discale del videoterminalista

Quesito

L’ernia discale lombare del videoterminalista può essere considerata malattia professionale?

Risposta

L’ernia del disco intervertebrale rappresenta la più frequente patologia degenerativa della colonna vertebrale con prevalenza nel tratto lombare.

Colpisce più frequentemente i maschi di tutte le età. Le cause sono costituzionali (evidenziate dalla vita sedentaria e dal soprappeso), fratturative della colonna e traumatiche professionali, cioè collegate ad un lavoro pesante specialmente se accompagnato da vibrazioni e scuotimenti.

Il titolo VII del D.Lgs. n. 81/2008 definisce gli adempimenti per il lavoro sicuro ai VDT. Tra questi inserisce la valutazione dei rischi per il sistema muscolo scheletrico. Infatti, sono molti i disturbi da postura e da movimenti ripetuti dei videoterminalisti tra cui i più frequenti sono: il senso di peso e fastidio, l’intorpidimento e formicolii, il dolore e con rigidità a collo e nuca, schiena e spalle, braccia e mani. Questi disturbi da postura e movimenti ripetuti costituiscono la sindrome da fatica fisica. Possono essere controllati e soppressi agendo sulle cause interne ed esterne che li provocano.

Le principali cause esterne dei disturbi da postura e da movimenti ripetuti sono date da posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione degli arredi e del VDT, oppure da posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati anche in presenza di posti di lavoro ben strutturati e, infine, da movimenti rapidi e ripetitivi delle mani per digitazione o uso prolungato del mouse.

Le principali cause interne dei disturbi da postura e da movimenti ripetuti sono date dall’età per comparsa di artrosi della colonna vertebrale, da disfunzioni collegate a scoliosi o a altre malformazioni della colonna, da postumi traumatici della colonna o della mano e, infine, da magrezza o obesità e da varie malattie generali.

In conclusione, si può dire che i videoterminalisti frequentemente lamentano mal di schiena, tuttavia, il lavoro al videoterminale non è causa dell’ernia discale, ma può metterla in luce ed evidenziarla.

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000; titolo VII artt. 173, 174 e 175, D.Lgs. n. 81/2008)

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Fattori di stress lavoro correlato

Quesito

Quali sono i fattori che provocano lo stress lavoro-correlato?

Risposta

Il D.Lgs. n. 81/08, Testo Unico della sicurezza sul lavoro, all’art. 28 stabilisce che il documento di valutazione dei rischi, predisposto dal datore di lavoro, deve riguardare, tra gli altri, i rischi collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo sullo stress sul lavoro dell’8/10/2004, che raggruppa i fattori di stress come segue:

  • congruenza/incongruenza tra mansioni e competenze;
  • responsabilità/autonomia nella gestione del tempo e del lavoro;
  • flessibilità;
  • possibilità di apprendimento;
  • carico di lavoro;
  • ambiente di lavoro: qualità dell’ambiente fisico di lavoro;
  • ruoli e obiettivi;
  • chiarezza rispetto alla stabilità/instabilità di lavoro;
  • percorsi di carriera e possibilità di sviluppo e crescita professionale;
  • qualità della relazione;
  • ruolo sociale dell’ impresa;
  • retribuzione.

Pertanto, in caso che uno o più di questi fattori stressanti provochino una patologia, questa può essere riconosciuta come malattia professionale, ma, trattandosi di MP non tabellata, l’onere della prova causale è a carico del lavoratore.
(art. 3 TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000; Accordo Europeo sullo stress sul lavoro dell’8/10/2004).

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Mobbing professionale

Quesito

Il mobbing può causare una malattia professionale?

Risposta

Il mobbing e la patologia correlata non sono presenti nella lista delle malattie professionali con la conseguenza che, per un eventuale indennizzo da parte dell’INAIL, al lavoratore colpito è richiesto l’onere di ogni prova.

Le prove necessarie sono essenzialmente tre, dovendo egli dimostrare: l’esistenza del fattore nocivo lavorativo riconoscibile come mobbing, l’esistenza di una patologia certa, il nesso di causalità tra mobbing e patologia.

È importante a questo punto riprendere la definizione di mobbing come “aggressione sistematica posta in essere dal datore di lavoro o da un suo preposto o superiore gerarchico oppure anche da colleghi e compagni di lavoro, con chiari intenti discriminatori e persecutori, protesi a emarginare progressivamente un determinato lavoratore nell’ambiente di lavoro”.

Risulta chiaro che la dimostrazione per il lavoratore è sempre impegnativa, talvolta anche drammatica, poiché il mobbing come fattore nocivo lavorativo è particolarmente complesso e personalmente diverso in ogni situazione. Il mobbing deve essere verificato tramite i sistemi di prova usuali, cioè tramite documenti, o fatti oggettivi, o testimoni, o indizi, i quali ne segnalino l’azione nociva come certezza, oppure come ragionevole probabilità, non essendo sufficiente la mera possibilità.

La prova della malattia (ad esempio: ipertensione, o nevrosi depressiva, o altro) è medica e, dunque, deve essere diagnosticata se acuta o cronica e certificata anche nella sua componente temporale anamnestica e prognostica, cioè contenente l’indicazione della sua manifestazione, del suo andamento nel tempo e di quello che ci si può attendere per il futuro.

Ovviamente la malattia certificata deve trovarsi nel novero di quelle che sono descritte a corredo dello stress occupazionale e del mobbing.

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000).

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Onde elettromagnetiche e radar

Quesito

Le onde elettromagnetiche possono causare malattie professionali?

Risposta

Tra le onde elettromagnetiche pericolose si citano normalmente le radiazioni ionizzanti alfa e gamma, le radiazioni non ionizzanti, le onde laser, le radiazioni ultraviolette, le radiazioni infrarosse, le microonde, tra cui si trovano le onde radar, le radiazioni laser e le radiofrequenze.

Non tutte queste onde elettromagnetiche sono pericolose allo stesso modo e incidono sugli stessi organi. Soprattutto colpiti risultano essere:

  • la cute (specialmente da onde UV, con eritemi, ulcerazioni necrotiche, lesioni precancerose e cancerose);
  • l’occhio (specialmente da onde laser, UV, IR e radiofrequenze, con blefarocongiuntiviti, retiniti, cataratte, ecc.);
  • il sistema nervoso (specialmente da microonde e radar, con depressione e nevrastenia).

Onde elettromagnetiche di diversa intensità e pericolosità si generano nelle saldature ad arco voltaico, nelle lavorazioni del vetro, dagli altiforni e dalle fornaci, dalle installazioni radar, da apparecchiature a microonde, da riscaldatori industriali di vario tipo utilizzati nell’industria del legno e in siderurgia, dai videoterminali e dai cellulari.

Tra le malattie professionali tutelate dall’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali causate da onde elettromagnetiche (tabella 2008) compaiono:

  1. alla voce 81 le malattie causate da radiazioni ionizzanti (raggi X e gamma – radiazioni nucleari);
  2. alla voce 82 le malattie causate da radiazioni laser;
  3. alla voce 83 le malattie causate da radiazioni infrarosse da lavorazioni di fusione del vetro e dei metalli e da lavorazioni su masse incandescenti;
  4. alla voce 84 le malattie causate dalle radiazioni ultraviolette, comprese le radiazioni solari, da lavorazioni che espongono alle radiazioni UV a lavorazioni che espongono alle radiazioni solari presso stabilimenti balneari, a bordo di navi, in cantieri di edilizia stradale, in cave e miniere a cielo aperto.

Altri lavori possono esporre a radiazioni elettromagnetiche (ad es. lavorazioni nelle centrali elettriche, per le emissioni radiotelevisive, per l’utilizzo di videoterminali e di telefoni cellulari…), ma le eventuali patologie sono da trattare come malattie professionali non tabellate.

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, D.Lgs. n. 38/2000; tabella MP 2008).

 

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