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Epicondilite e morbo di De Quervain in agricoltore

Quesito

Una lavoratrice agricola, addetta al diserbo e alla pulizia dei boschi e delle scarpate, soffre per una epicondilite e per il morbo di De Quervain. È possibile che si tratti di patologia professionale?

Risposta

L’epicondilite, anche detta “gomito del tennista”, è un’infiammazione di alcuni tendini (che si inseriscono su quella porzione dell’osso del gomito detta epicondilo), dei muscoli che permettono i movimenti delle dita e del polso. Le cause riconosciute di questa malattia sono rappresentate dai movimenti eccessivamente ripetuti o attuati con troppa intensità, movimenti tipici di alcuni sport, ma anche di talune attività lavorative.

Il morbo di De Quervain è una infiammazione dei tendini dei muscoli che fanno muovere il pollice in corrispondenza della sua base al lato del polso. Anche questa patologia può avere origine professionale in caso di movimenti ripetuti ed esercitati con forza da parte della mano, delle dita e del polso.

Nel caso proposto, lavoratrice agricola, addetta al diserbo e alla pulizia dei boschi e delle scarpate, con necessità di estirpazione di erbe, arbusti e cespugli e con importante impiego della forza delle dita, delle mani e dell’avambraccio per movimenti violenti e ripetuti, soprattutto a carico dell’arto superiore dominante, si può ben ipotizzare e con probabilità elevata la causalità lavorativa sia dell’epicondilite, sia del morbo di De Quervain.

Si può, quindi, presentare richiesta di indennizzo all’INAIL per malattia professionale a carico dell’arto superiore dominante o anche bilateralmente. Tale MP è da trattarsi come MP tabellata, presente nella tabella 2008 delle MP in agricoltura alla voce 23, lettera a), tra le malattie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

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Equivalenza causale

Quesito

Il lavoratore, forte fumatore ed esposto per la sua attività lavorativa a polveri e a broncoirritanti, può farsi riconoscere come professionale la patologia broncopolmonare da cui è affetto?

Risposta

Per i lavoratori esposti professionalmente all’inalazione di polveri e di broncoirritanti il fumo di sigaretta costituisce sempre un problema, sia perché aggrava la patologia broncopolmonare, sia perché la maschera sino a deviare l’attenzione sulla sua eziologia.

Comunque, in tema di assicurazione contro le malattie professionali per giurisprudenza costante, qualora l’infermità diagnosticata derivi da fattori concorrenti di natura professionale ed extra-professionale, trova applicazione il principio di equivalenza causale stabilito in materia penale dall’articolo 41, c. p. Pertanto, a ciascuno di detti fattori nocivi deve essere riconosciuta efficacia causativa dell’evento, a meno che uno di essi assuma carattere di causa efficiente esclusiva.

(art. 3 TU 1124/65; art. 41 codice penale; Cass. 1237/92)

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Ernia discale lombare in badante

Quesito

L’ernia del disco di una badante può essere considerata malattia professionale?

Risposta

Può esserlo nel caso della badante che assiste e cura un anziano non autosufficiente allettato, dove il lavoro svolto richiesto è assimilabile a quello dell’infermiera, addetta agli ammalati di rianimazione, chirurgici o di traumatologia variamente ingessati. Incapaci, quindi, di movimenti autonomi e totalmente gravanti sulle forze di chi li assiste e questo in continuazione e per lunghi periodi. Questo tipo di lavoro può ben dirsi usurante e, quindi, capace di alterare un po’ per volta con il passare degli anni l’architettura scheletrica, articolare e muscolare dei lavoratori addetti, tanto da produrre artrosi, tendiniti, ernie discali ecc.. Pertanto, tale patologia ha le caratteristiche della malattia professionale tabellata.

(art. 3, TU 1124/65 – tabella MP industria voce 77).

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Lavoro del tappezziere

Quesito

Quali possono essere le malattie professionali dei tappezzieri?

Risposta

I rischi cui va incontro il tappezziere nell’espletamento della sua attività sono essenzialmente legati ai traumatismi, all’elettricità, alle polveri (di legno, di intonaci, di carte da parati, di svariato materiale plastico utilizzato come riempimento, di muffe e residui di parassiti, ecc.), a vapori e gas di solventi contenuti in vernici, lacche e collanti. Si tratta di sostanze nocive ad azione soprattutto broncoirritante e talvolta anche allergenica. Pertanto le MP che ci si può aspettare sono a carico dell’apparato respiratorio e della pelle.

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Onde elettromagnetiche e radar

Quesito

Le onde elettromagnetiche possono causare malattie professionali?

Risposta

Tra le onde elettromagnetiche pericolose si citano normalmente le radiazioni ionizzanti alfa e gamma, le radiazioni non ionizzanti, le onde laser, le radiazioni ultraviolette, le radiazioni infrarossse, le microonde, tra cui si trovano le onde radar, le radiazioni laser e le radiofrequenze.

Non tutte queste onde elettromagnetiche sono pericolose allo stesso modo e incidono sugli stessi organi. Soprattutto colpiti risultano essere:

  • la cute (specialmente da onde UV, con eritemi, ulcerazioni necrotiche, lesioni precancerose e cancerose);
  • l’occhio (specialmente da onde laser, UV, IR e radiofrequenze, con blefarocongiuntiviti, retiniti, cataratte, ecc.);
  • il sistema nervoso (specialmente da microonde e radar, con depressione e nevrastenia).

Onde elettromagnetiche di diversa intensità e pericolosità si generano nelle saldature ad arco voltaico, nelle lavorazioni del vetro, dagli altiforni e dalle fornaci, dalle installazioni radar, da apparecchiature a microonde, da riscaldatori industriali di vario tipo utilizzati nell’industria del legno e in siderurgia, dai videoterminali e dai cellulari.

Tra le malattie professionali tutelate dall’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali causate da onde elettromagnetiche (tabella 2008) compaiono:

  1. alla voce 81 le malattie causate da radiazioni ionizzanti (raggi X e gamma – radiazioni nucleari);
  2. alla voce 82 le malattie causate da radiazioni laser;
  3. alla voce 83 le malattie causate da radiazioni infrarosse da lavorazioni di fusione del vetro e dei metalli e da lavorazioni su masse incandescenti;
  4. alla voce 84 le malattie causate dalle radiazioni ultraviolette, comprese le radiazioni solari, da lavorazioni che espongono alle radiazioni UV, a lavorazioni che espongono alle radiazioni solari presso stabilimenti balneari, a bordo di navi, in cantieri di edilizia stradale, in cave e miniere a cielo aperto.

Altri lavori possono esporre a radiazioni elettromagnetiche (ad es. lavorazioni nelle centrali elettriche, per le emissioni radiotelevisive, per l’utilizzo di videoterminali e di telefoni cellulari…), ma le eventuali patologie sono da trattare come malattie professionali non tabellate.

(art. 3, TU 1124/65; art. 10, d.lgs. 38/2000; tabella MP 2008).

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Patologie da sovraccarico biomeccanico

Quesito

Le malattie da sovraccarico biomeccanico quando possono essere di origine professionale?

Risposta

La varia patologia a carico dei muscoli, delle ossa, dei nervi e dei tendini quando è correlata con attività lavorative che comportino un impegno funzionale costante di varie parti dell’arto superiore (spalla, gomito, polso, mano) o di altre parti del corpo (ginocchio, colonna) configura quelle che sono chiamate “malattie da sovraccarico biomeccanico”.

I fattori nocivi principali che provocano queste malattie sono cinque. Possono essere presenti singolarmente oppure variamente combinati fra loro. Essi sono :

  1. la ripetitività nel lavoro (misurata come numero di azioni al minuto);
  2. l’impegno di forza, cioè la gravosità che può misurare a seconda del tipo di lavoro un singolo o più gruppi muscolari;
  3. i gesti lavorativi o postura incongrui, che obbligano il corpo o sue parti in posizioni costrette;
  4. i periodi di recupero non adatti, cioè di riposo insufficiente o mal distribuito;
  5. le vibrazioni grossolane e gli scuotimenti che impegnano colonna vertebrale e arti (come ad esempio nel trattorista, nel ruspista, nell’autista di grossi autoveicoli in percorsi accidentati, ecc.).

È facilmente intuibile che, sia nell’industria sia nell’agricoltura, sono molte le attività lavorative che presentano questi fattori nocivi e che, qualora si sovrappongano per lo stesso organismo, la loro azione distruttiva e usurante si potenzia e si moltiplica.
I danni aspettati si manifestano:

  1. a carico dell’arto superiore, come borsiti e tendiniti della spalla, del gomito e della mano, cisti tendinee del polso, alterazioni neuromuscolari dell’arto superiore in specie del polso e della mano;
  2. a carico della colonna vertebrale, come spondilo/discoartrosi con cervicalgie, dorsalgie, lombalgie e lombosciatalgie;
  3. a carico dell’arto inferiore, come degenerazioni e fratture meniscali, ecc.

Nella nuova Tabella, entrata in vigore il 21 luglio 2008 con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DM 9 aprile 2008, recante le “Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura” le malattie da sovraccarico biomeccanico compaiono per la prima volta con i numeri 77, 78 e 79.

(art. 3, TU 1124/65; tabella MP del 2008).

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Patologie professionali delle colf

Quesito

Le colf sono assicurate contro gli infortuni e le MP, ma quali possono essere le loro malattie professionali?

Risposta

Le malattie professionali delle colf possono essere essenzialmente collegate all’utilizzo di sostanze detergenti e disinfettanti, conservanti, lucidanti e altro utilizzate nella pulizia della casa, quali detersivi, ammoniaca, cere e oli, spray vari, ecc. verso cui le stesse possono avere reazioni allergiche a carico della pelle (eczemi allergici) e dell’apparato respiratorio (asme allergiche). Tutte queste malattie risultano essere tabellate.

È difficile, invece, sostenere che il lavoro della colf sia così usurante da provocare malattie professionali a carico della schiena (artrosi con o senza erniazioni discali). La eventualmente fuoriuscita di un’ernia discale nella colf può essere, piuttosto, ricollegabile ad uno sforzo straordinario, sostenuto ad esempio durante le pulizie generali per spostamento di mobili pesanti. Si tratterebbe, quindi, di un evento infortunistico e come tale trattato.

(art. 3, TU 1124/65).

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Prova contraria Inail

Quesito

L’INAIL, in caso di MP tabellata, può negarne il riconoscimento senza spiegare le ragioni?

Risposta

In tema di assicurazione contro le malattie professionali, quando è accertato che la lavorazione e la malattia sono tabellate e che la manifestazione della malattia sta dentro il periodo massimo di indennizzabilità, per il principio della presunzione legale della eziologia professionale, l’INAIL deve motivare il suo provvedimento negativo con la cosiddetta “prova contraria”, cioè deve provare che la malattia sofferta dal lavoratore deriva da cause non lavorative.

(art. 3 TU 1124/65; Cass. n. 4297/1996 ; Cass. n. 8002/2006 ex plurimis).

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Sindrome tunnel carpale cuoco

Quesito

La sindrome del tunnel carpale di un cuoco è da considerarsi malattia professionale?

Risposta

La patologia del tunnel carpale è il risultato di una combinazione di fattori che aumentano la pressione sul nervo mediano e sui tendini del tunnel carpale. Probabilmente il disturbo è congenito: molto semplicemente il tunnel carpale in certe persone è più stretto che in altre. Fattori scatenanti possono essere i traumi o le ferite al polso che causano gonfiore (come le distorsioni o le fratture), alcune malattie croniche, i problemi di natura meccanica al legamento del polso, lo stress lavorativo, l’uso manuale ripetuto di strumenti che producono vibrazioni, la ritenzione idrica durante la gravidanza o la menopausa oppure lo sviluppo di una ciste o di un tumore all’interno del canale. In alcuni casi non è possibile individuare una causa.

Detto questo, per l’INAIL il lavoratore deve provare di essere stato addetto a lavorazioni che hanno sistematicamente stressato nel tempo l’apparato muscolo scheletrico della mano e del polso. Ora con la nuova tabella del 2008 la sindrome del tunnel carpale è malattia professionale tabellata. La si trova al numero 78, lettera l (elle).

Malattia Lavorazioni Tempo
Sindrome del tunnel carpale Lavorazioni svolte, in modo non occasionale, che

comportano movimenti ripetuti o prolungati del

polso o di prensione della mano, mantenimento di

posture incongrue, compressione prolungata o

impatti ripetuti sulla regione del carpo.

 

2 anni

Il mestiere del cuoco può essere attività molto diversa se esercitata in ristorante a 5 stelle, oppure in un’osteria popolare, o in una mensa aziendale, o in albergo di grande passaggio.

È necessario, dunque, precisare l’impegno personale, meglio se espresso in ore al giorno, nelle attività che comportano movimenti ripetuti o prolungati del polso (iperestensione, piegamento, rotazione, movimenti laterali, ecc.). Si deve chiedere, dunque, al cuoco di descrivere le attività che comportano dei movimenti del polso e della mano impegnativi (prolungati e fatti con forza).

(art. 3, TU 1124/65; tabella MP del 2008).

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Sordità da rumore e rischio insufficiente

Quesito

L’INAIL nega frequentemente il riconoscimento della sordità professionale tabellata per “insufficienza di esposizione al rischio”. Come si può contrastare efficacemente queste decisioni dell’Istituto?

Risposta

Le domande di riconoscimento della sordità da rumore respinte per rischio insufficiente sono da affrontare in opposizione medico-legale richiamando l’INAIL su quanto scritto nei “Criteri da seguire per l’accertamento della origine professionale delle malattie denunciate”, elaborati dalla Direzione Centrale Prestazioni insieme alla Sovrintendenza medica e all’Avvocatura generale e distribuite alle sedi dell’Istituto in data 16 febbraio 2006, là dove si dice:

“La valutazione dell’efficienza causale degli agenti patogeni va effettuata non in astratto, ma in concreto, cioè con riferimento alle condizioni fisiche del singolo lavoratore. Non può, pertanto, escludersi l’efficienza causale, nel caso concreto, di fattori di rischio in quanto inferiori alle soglie previste dalla normativa prevenzionale, che sono misurate in relazione a un astratto lavoratore medio, dovendo essere valutata, piuttosto, la variabilità della risposta individuale alle sollecitazioni dell’agente patogeno. Ne consegue che la valutazione finale dell’esposizione a rischio è rimessa alla funzione medico-legale, poiché richiede un giudizio di sintesi che tenga conto non soltanto dell’entità dei fattori di nocività presenti nell’ambiente di lavoro, ma anche della variabilità della sensibilità dello specifico soggetto che agli stessi è stato esposto”. Nella collegiale medica, certamente da richiedere, la discussione si basa su questi contenuti valutativi.

(art. 3, TU 1124/65; nota Inail prot. n. 7876/bis del 16.02.2006 sui “Criteri da seguire per l’accertamento della origine professionale delle malattie denunciate”).

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Torrefazione caffè verde

Quesito

I lavoratori delle torrefazioni possono andare incontro a malattie professionali?

Risposta

È noto che il segreto di un buon caffè sta nella tostatura, cioè in quella operazione attraverso la quale al chicco di caffè verde prima vengono tolte alcune caratteristiche e poi gliene vengono date altre per renderlo profumato e inconfondibile. I tipi più diffusi di tostatura sono quello “blando” (all’americana) che conferisce ai chicchi un colore marrone bruno, e quello più spinto (all’italiana) che dà ai chicchi un colore bruno-nero. La diversità di colore dipende dalle condizioni di tostatura adottate. Inoltre, nel corso di tale processo, che implica l’impiego di temperature sino a 230°C, le componenti del caffè subiscono delle trasformazioni chimiche. Naturalmente, la tostatura è un processo molto più complesso di quanto può sembrare a prima vista: implica l’impiego di apparecchiature sempre più sofisticate e funzionali. Se esposto all’aria il caffè torrefatto va facilmente incontro ad alterazioni, con perdita di freschezza e irrancidimento. Per evitare questo inconveniente sono stati messi a punto metodi di confezionamento molto efficienti con speciali materiali di imballaggio e confezioni sottovuoto.

I fattori nocivi per la salute dei lavoratori addetti sono essenzialmente riferiti all’ambiente umido e caldo, alle polveri del caffè verde in quanto tale, alle polveri del caffè tostato, alle polveri di muffe e miceti sempre presenti nel caffè verde, a pesticidi vari contenuti nel caffè verde (presenti sia come residui della coltivazione, sia come antimuffe, antibatterici e antiparassitari per i periodi di trasporto e di immagazzinamento), alle sostanze volatili che si liberano durante la tostatura (evidenti sotto forma di odori e profumi).

Da questi fattori nocivi possono derivare diverse malattie professionali tabellate e non tabellate. Le prime sono rintracciabili nella tabella 2008 delle MP alle voci:

  1. 51- asma bronchiale da caffè verde, muffe e miceti;
  2. 52 – alveoliti allergiche estrinseche e fibrosi polmonari da esse derivate, causate da miceti, altre sostanze vegetali o animali o sostanze chimiche.
  3. 69 – dermatite allergica da contatto causata da derivati di piante e di altri agenti cutisensibilizzanti.

Altre eventuali malattie sono da considerarsi non tabellate e, quindi, con onere della prova causa-effetto tra lavorazione e malattia a carico del lavoratore.

(art. 3, TU 1124/65; tabella MP 2008).

 

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