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Familiari e possibilità di essere assunti come assistenti personali

a cura di Avv. Mauro Dalla Chiesa

È possibile l’assunzione di familiari come assistenti personali. Chi riceve assistenza dal coniuge o da parenti od affini può decidere di assumerlo a tutti gli effetti, pagandogli un regolare stipendio e versandogli i contributi. Questa possibilità è prevista nella Legge n. 1403 del 31 dicembre 1971, e Circolare INPS n. 1255 del 1972.

L’articolo 1 della suddetta legge stabilisce che:

  • i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari che prestano lavoro dipendente presso uno o più datori di lavoro, qualunque sia la durata delle prestazioni svolte, sono soggetti all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, contro la tubercolosi e la disoccupazione involontaria;
  • alle norme sugli assegni familiari;
  • all’assicurazione per la maternità delle lavoratrici;
  • all’assicurazione contro le malattie in riferimento alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale (estese ai familiari a carico).

Questi diritti sono stabiliti anche nei contratti di lavoro domestico che nasce tra i coniugi, i parenti ed affini.

Per poter essere valido, il contratto ha delle regole ben precise. Il contratto si distingue a seconda della parentela, se si tratta del coniuge o tra parenti o affini entro il terzo grado.

Assunzione di familiare: ma se è il coniuge ad assistere?

Di norma non è possibile instaurare un contratto di lavoro domestico tra coniugi. L’art. 143 del codice civile stabilisce che le prestazioni tra i coniugi si presumono gratuite e dovute, essendoci tra i doveri dei coniugi quello di reciproca assistenza materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia. Ma ci sono delle eccezioni che prevedono la costituzione del contratto di lavoro con il coniuge quando questi si trova in particolari condizioni, ovvero fruisca dell’indennità di accompagnamento e si trovi in uno dei seguenti stati: grande invalido di guerra (civile e militare), grande invalido per cause di servizio e del lavoro, mutilato e invalido civile, cieco civile.

Assunzione di familiare parenti o affini

Come stabilito dall’art. 1, III comma della Legge n. 1403/1971, è possibile costituire un contratto di lavoro domestico tra parenti od affini entro il terzo grado se è provata l’esistenza del rapporto di lavoro.

L’esistenza è provata compilando il modulo dell’INPS “Denuncia di rapporto di lavoro domestico”.

L’INPS può richiedere ulteriori informazioni e verifiche, in questi casi è opportuno redigere la lettera di assunzione corredata della busta paga (ai sensi del CCNL).

Nel caso in cui l’assistenza sia prestata ad un familiare disabile che fruisce dell’indennità di accompagnamento e che sia grande invalido di guerra (civile e militare) o grande invalido per cause di servizio e del lavoro o mutilato e invalido civile o cieco civile, non è necessario fornire l’esistenza di un rapporto di lavoro domestico.

AVV. MAURO DALLA CHIESA

Laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano è iscritto all’Albo degli Avvocati del Foro di Varese e patrocinante innanzi la Corte di Cassazione ed alle giurisprudenze Superiori. Dal 1992 si occupa in particolare di diritto del lavoro con riferimento ad infortuni sul lavoro e malattie professionali, in collaborazione con ANMIL. Ha maturato un’importante esperienza nel settore patrocinando molti infortunati invalidi del lavoro in tutte le vertenze di categoria. Attualmente è fiduciario delle sedi ANMIL di Gallarate, Varese, Verbania, Biella, Novara ed è consulente legale nazionale dello stesso Patronato. E’ autore di pubblicazioni sul sito internet dell’ANMIL, “Obiettivo Tutela” e collabora con il mensile “Vita”.

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