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Legge di Bilancio 2021: novità previdenziali ed assistenziali (Legge 30 dicembre 2020, n. 178)

a cura di Dott. Concetto Iannello, Responsabile Nazionale del Patronato ANMIL

La Legge di Bilancio 2021 (Legge 30 dicembre 2020 n. 178) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 322 del 30 dicembre 2020.
In attesa delle circolari attuative dell’INPS, si riportano di seguito le novità previdenziali ed assistenziali in essa contenute.


Estensione “Opzione Donna” a requisiti maturati nel 2020 (art. 1, comma 336)
È esteso il beneficio nei confronti delle lavoratrici che abbiano maturato i requisiti medesimi nel corso dell’anno 2020. Potranno pertanto accedere a pensione anticipata “opzione donna” le lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1962, ovvero che abbiamo raggiunto i 58 anni di età, e le autonome nate entro il 31 dicembre 1961, ovvero che abbiano raggiunto i 59 anni di età, che abbiano maturato il requisito contributivo dei 35 anni entro il 31 dicembre 2020.

Per l’accesso al trattamento pensionistico in commento è confermata l’applicazione della finestra a 12 nel caso di lavoro dipendente o 18 mesi nel caso di lavoro autonomo. La pensione, ovviamente, verrà calcolata interamente secondo le regole del sistema contributivo.

Per il personale del comparto scuola statale ed AFAM (Conservatori, Accademie di Belle Arti, ecc.) trova applicazione la finestra unica rispettivamente fissata al 1° settembre/1° novembre dell’anno successivo a quello di maturazione dei requisiti. La norma precisa che il personale scolastico a tempo indeterminato, per accedere alla finestra del 1° settembre/1° novembre 2021, potrà presentare domanda di cessazione dal servizio entro il 28 febbraio 2021. Per le modalità di presentazione di queste domande di cessazione si è in attesa di chiarimenti da parte del MIUR.


Proroga per il 2021 dell’Ape sociale (art. 1, commi 339/340)
È prorogata la possibilità di accedere all’indennità Ape sociale a favore dei soggetti che maturino le relative condizioni e requisiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2021.

Requisiti, condizioni, categorie degli aventi diritto, misura della prestazione, e ogni ulteriore aspetto riguardante la disciplina sono gli stessi di quelli già previsti fino al 31.12.2020.

Restano confermati anche i termini di scadenza per la presentazione della domanda di verifica delle condizioni di accesso al beneficio dell’Ape sociale (31 marzo, 15 luglio e 30 novembre).

L’INPS ne dà attuazione con il Messaggio n. 62 dell’8 gennaio 2021.


Proroga Bonus bebè per il 2021 (art. 1, comma 362)
È disposta la proroga per l’anno 2021 del cosiddetto “bonus bebè”, ovvero la misura di sostegno alla genitorialità introdotta dalla Legge di Stabilità 2015. Il beneficio interesserà, pertanto, anche i bambini nati o adottati nel periodo che va dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021 e verrà corrisposto esclusivamente fino al compimento del primo anno di età o del primo anno dall’ingresso in famiglia a seguito di adozione.

La norma conferma le condizioni economiche di accesso al beneficio già previste per il 2020. Il bonus, infatti, mantiene la caratteristica di prestazione ad accesso universale il cui importo annuo è modulato su tre fasce ISEE:

  • 1.920 euro annui (ovvero 160 euro al mese) qualora il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente l'assegno si trovi in una condizione economica corrispondente ad un valore dell'ISEE minorenni non superiore a 7.000 euro annui;
  • 1.440 euro annui (ovvero 120 euro al mese) qualora il suddetto valore dell'ISEE minorenni sia compreso tra i 7.000 ed i 40.000 euro annui;
  • 960 euro (ovvero 80 euro al mese) qualora il suddetto valore dell'ISEE minorenni superi i 40.000 euro annui.

Come già previsto, in caso di figlio successivo al primo, nato o adottato nel corso del 2021, l'importo dell'assegno è aumentato del 20%.


Proroga per il 2021 del congedo obbligatorio di paternità (art. 1, comma 363)
È disposta la proroga anche per l’anno 2021 del congedo obbligatorio di paternità con l'aumento dei giorni fruibili da 7 a 10. Il congedo va sempre fruito entro i 5 mesi dalla nascita del figlio.

Anche nel 2021, inoltre, il padre lavoratore dipendente può astenersi per un periodo ulteriore di un giorno previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima. Dunque, in totale nel 2021 il padre lavoratore dipendente potrà fruire di un massimo di 11 giorni di congedo.


Nona operazione di “salvaguardia” dai requisiti pensionistici di cui alla riforma Fornero (art. 1, commi 346/348)
A distanza oramai di 9 anni dall’entrata in vigore della Riforma Fornero, la nuova Legge di Bilancio, ai commi 346/348 dell’art. 1, introduce una nuova ulteriore “salvaguardia”, la nona, indirizzata ad una platea massima di 2.400 unità. Salvaguardia, lo ricordiamo, significa poter accedere al pensionamento di vecchiaia o anzianità in base alle disposizioni in materia di requisiti di accesso al pensionamento e regime delle decorrenze vigenti al 31 dicembre 2011, adeguati fino ad oggi in base agli incrementi per speranza di vita.

Per le modalità di accesso alla “nona salvaguardia”, la Legge n. 178/2020 non prevede un decreto attuativo. In merito alle modalità di presentazione dell’istanza per l’accesso alla “salvaguardia”, la legge stessa opera un rinvio alle procedure operative già precedentemente adottate, in particolare a quelle utilizzate nella quinta operazione di salvaguardia e stabilite dal DI 14 febbraio 2014.

Per tutti i lavoratori interessati sarà previsto l’obbligo della presentazione di una preventiva domanda da inoltrare all’INPS o all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), a seconda della categoria di appartenenza, come più sopra riportato in tabella.

Le domande dovranno essere presentate entro il termine perentorio del 2 marzo 2021 (60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge 178/2020).

Si rimane in attesa delle circolari attuative da parte del Ministero del Lavoro e dell’INPS per la trasmissione della domanda di ammissione alla salvaguardia, pertanto, non risultano ancora disponibili né la modulistica per l’inoltro delle istanze agli ITL, né la procedura telematica per l’invio della richiesta all’INPS.

Come avvenuto per le precedenti operazioni di “salvaguardia” la norma affida all’INPS il compito di predisporre la graduatoria dei lavoratori ammessi al beneficio e il monitoraggio delle domande di pensionamento, con l’obbligo di bloccare l’accoglimento di ulteriori domande nel caso venga raggiunto il limite numerico fissato dalla norma.

Il criterio che disciplinerà le operazioni di monitoraggio nell’ambito del contingente numerico assegnato a ciascuna categoria è quello legato alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

A prescindere dalla data di scadenza della domanda di accesso alla salvaguardia, potrebbero esserci lavoratori che hanno già maturato il diritto alla decorrenza del pensionamento in regime di salvaguardia. Posto che i benefici di cui al presente provvedimento possono avere prima decorrenza utile 1° gennaio 2021, si invitano le Sedi a procedere tempestivamente alla presentazione delle relative domande, non appena l’INPS metterà in linea lo specifico codice prodotto.


Nuova modalità di pagamento ed esclusione dai limiti di utilizzo della Pensione di cittadinanza (art. 1, comma 337)
Fino al 31/12/2020 il beneficio economico della Pensione di cittadinanza veniva erogato attraverso la carta RdC, con specifici limiti di utilizzo (tra cui prelievo di contante entro un limite mensile non superiore a 100 euro per singolo individuo, moltiplicato per la scala di equivalenza determinata in base alla composizione del nucleo familiare, divieto di acquisto di beni e servizi quali, ad esempio, giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità, articoli di gioielleria e di pellicceria, acquisti presso gallerie d'arte e affini, acquisti in club privati, ecc).

La nuova Legge di Bilancio ha previsto, a decorrere dal 1° gennaio 2021, l’esclusione della Pensione di cittadinanza (PdC) da ogni previgente limite di utilizzo.

Nei confronti dei beneficiari di PdC che risultino titolari di altra prestazione pensionistica erogata dall’INPS, la norma ha altresì previsto che il beneficio, per la quota di rispettiva spettanza, venga erogato unitamente a detta prestazione pensionistica.

In tal modo viene data attuazione alla disposizione che aveva fin dall’origine previsto che la PdC venisse erogata mediante gli ordinari strumenti in uso per il pagamento delle pensioni (accredito su c/c bancario o postale, ecc.).


Nuova modalità di valutazione del part-time verticale ai fini pensionistici (art. 1, comma 350)
Come è noto, la disciplina che ha fino ad oggi regolamentato la valutabilità ai fini pensionistici dei periodi di lavoro a tempo parziale svolti nel regime privato, ha previsto un diverso trattamento del part-time orizzontale rispetto a quello verticale con attività di lavoro svolta in alcune settimane del mese o in alcuni mesi dell’anno.

Nei confronti, infatti, del part-time di tipo orizzontale (come in quello verticale con attività di lavoro svolta in alcuni giorni della settimana), la norma prevede la copertura integrale del periodo lavorato subordinatamente al mero rispetto del minimale retributivo di cui all’art. 7 della Legge n. 638/1983. Di tal ché un impegno lavorativo a tempo parziale di tipo orizzontale che rispetti il sopra indicato minimale retributivo settimanale, consente la piena valutabilità del periodo medesimo ai fini del raggiungimento dei requisiti per il diritto a pensione (viceversa, il non rispetto del minimale comporta la contrazione del periodo stesso).

Con riguardo, invece, alla tipologia di part-time verticale con attività di lavoro svolta soltanto in alcune settimane del mese o in alcuni mesi dell’anno, la copertura contributiva ai fini del diritto viene riconosciuta soltanto con riferimento alle settimane in cui vi è attività lavorativa, e comunque secondo il rispetto del minimale retributivo.

Al fine di porre rimedio a questa disparità di trattamento, la Legge di Bilancio equipara il trattamento del part-time verticale (con attività di lavoro svolta in alcune settimane del mese o in alcuni mesi dell’anno) con quello del lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale.

Pertanto, anche il part-time di tipo verticale con impegno lavorativo non espletato in tutte le settimane, può produrre piena copertura ai fini del raggiungimento dei requisiti per il diritto a pensione, nel rispetto del solo minimale retributivo di legge (art. 7 Legge n. 638/1983).

La norma stabilisce che i trattamenti di pensione maturati in applicazione della nuova modalità di valutazione del part-time verticale non possono avere decorrenza anteriore al 1° gennaio 2021, data di entrata in vigore della Legge n. 178/2020.

La norma stabilisce altresì che, con riferimento ai contratti di lavoro a tempo parziale esauriti prima dell’1/01/2021, “il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è subordinato alla presentazione di apposita domanda dell’interessato corredata da idonea documentazione”.


Riduzione da 5 a 3 anni del contributo di solidarietà sulle pensioni superiori a 100mila euro (art. 1, comma 372)
La Legge di Bilancio per il 2019 (art. 1, commi 261/268 Legge n. 145/2018) ha introdotto, a partire dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2023, un contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici diretti d’importo superiore a 100.000 mila euro lordi su base annua.

La disposizione è applicabile alle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria e della Gestione separata INPS, con esclusione pertanto delle pensioni delle Casse dei Liberi professionisti.

Con Sentenza n. 234 del 22 ottobre – 9 novembre 2020, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la durata quinquennale del prelievo, riducendola a 3 anni.

Per tale via, il prelievo avrà applicazione fino al 31 dicembre 2021, anziché al 31 dicembre 2023.

Al fine di assicurare la necessaria copertura finanziaria alla citata sentenza della Corte costituzionale il comma 372 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2021 ha stanziato la spesa di 157,7 milioni di euro per l’anno 2022 e di 163,4 milioni di euro per l’anno 2023.


Contributo economico a favore delle madri disoccupate o monoreddito con figlio invalido (art. 1, comma 365)
Sono introdotti per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023 un contributo economico mensile nella misura massima di 500 euro netti, indirizzato alle “madri disoccupate o monoreddito facenti parte di nuclei familiari monoparentali con figli a carico aventi una disabilità riconosciuta in misura non inferiore al 60 per cento”.

A tal fine viene autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023.

I criteri per l’individuazione dei destinatari e le modalità di presentazione delle domande di contributo e di erogazione dello stesso saranno disciplinate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 1° marzo 2021, sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente L. 178/2020.


Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa in favore dei lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata - ISCRO (art. 1, commi 386/401)
È introdotta una nuova forma di ammortizzatore sociale, una sorta di cassa integrazione indirizzata ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS che subiscono una contrazione del volume dei redditi.

Si tratta dell’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO), istituita in via sperimentale per il triennio 2021-2023 ed erogata dall’INPS.

L’indennità è riconosciuta, previa domanda, ai soggetti iscritti alla Gestione separata INPS che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo di cui al comma 1 dell’articolo 53 del TUIR 917/1986.

Questi i requisiti per la concessione dell’indennità:

  • non essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie (requisito da mantenere durante l’intera percezione dell’indennità);
  • non essere beneficiari di Reddito di cittadinanza (requisito da mantenere durante l’intera percezione dell’indennità);
  • avere prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni precedenti all’anno precedente alla presentazione della domanda;
  • aver dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito non superiore a 8.145 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati rispetto all’anno precedente;
  • essere in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria;
  • essere titolari di partita IVA attiva da almeno 4 anni, alla data di presentazione della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso (la cessazione della partita IVA nel corso dell’erogazione dell’indennità determina l’immediata cessazione della stessa, con recupero delle mensilità eventualmente erogate dopo la data in cui è cessata l’attività).

La domanda deve essere presentata dal lavoratore all’INPS in via telematica entro il 31 ottobre di ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023. La norma precisa comunque che la prestazione può essere richiesta una sola volta nel triennio.

Nella domanda sono autocertificati i redditi prodotti per gli anni di interesse. È previsto un controllo incrociato tra l’INPS e l’Agenzia delle entrate per la verifica dei requisiti reddituali.

L’indennità è pari al 25 %, su base semestrale, dell’ultimo reddito certificato dall’Agenzia delle entrate, spetta a decorrere dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda ed è erogata per sei mensilità. La medesima non comporta accredito di contribuzione figurativa.

L’importo dell’indennità, che non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef, non può in ogni caso superare il limite di 800 euro mensili e non può essere inferiore a 250 euro mensili (limiti annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT) .

La prestazione è soggetta ad un limite di spesa annuale. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del predetto limite, superato il quale non vengono più adottati provvedimenti di concessione dell’indennità.

L’erogazione dell’indennità è accompagnata dalla partecipazione a percorsi di aggiornamento professionale.

I criteri e le modalità di definizione dei percorsi di aggiornamento professionale e del loro finanziamento dovranno essere definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro il 1° marzo 2021, (sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della L. 178/2020).

CONCETTO IANNELLO

Laureato in Giurisprudenza e in Tecnologie forestali e ambientali. Nel 1993 inizia la sua formazione ed esperienza in ACLI, assumendo diversi incarichi fino a ricoprire il ruolo di Direttore Nazionale. Dal 2008 al 2010 è stato Direttore Nazionale del Patronato AIC-INPAL e Componente della Commissione OIGA presso il Ministero dell’Agricoltura. Tra il 2010 ed il 2012 è stato Consigliere Nazionale Confederazione Agricola Copagri, Componente Commissione Patronati presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Direttore Tecnico Centro Assistenza Agricolo Cisal e Direttore Generale del Patronato Encal Cisal fino al 2015. Dal 2015 è Responsabile delle attività istituzionali del Patronato ANMIL.

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