fbpx

Rendita vitalizia a superstite come anticipo sul risarcimento

a cura di Avv. Aldo Arena

Moglie e figlio di una vittima di infortunio in itinere hanno adito il Tribunale per conseguire il risarcimento di tutti i danni conseguenti al decesso del congiunto, convenendo in giudizio la società proprietaria del furgone - a bordo del quale la vittima viaggiava come trasportata - nonché l’impresa assicuratrice del veicolo in questione. Occorre precisare che, in seguito alla notifica del ricorso, la prima convenuta versava una somma ai ricorrenti per perdita del rapporto parentale. Il giudizio proseguiva quindi, in particolare, per stabilire la debenza del danno patrimoniale da lucro cessante, a fronte anche dell’intervento in causa dell’INAIL. Quest’ultima, peraltro, accettava una somma a tacitazione del proprio diritto di surroga.

I ricorrenti chiedevano in via principale una somma cospicua, sebbene inferiore a quanto loro corrisposto dall’INAIL, anche considerata la capitalizzazione della rendita futura. In subordine, chiedevano la differenza tra detta somma e quelle versata dal terzo all’INAIL, per soddisfarne il diritto di surroga.

Soccombenti nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno contestato, di fronte alla Corte di Cassazione, l’applicazione del principio della c.d. compensatio lucri cum damno, evidenziando che la denegata domanda di risarcimento mirava al ristoro del danno conseguente al decesso dell’unico produttore di reddito nel nucleo familiare, che nulla avrebbe a che vedere con l’erogazione delle rendite in loro favore, dovute in esecuzione di un’obbligazione previdenziale, in virtù dei versamenti contributivi effettuati. La diversità dei titoli giustificherebbe la coesistenza delle due prestazioni indennitaria e risarcitoria.

Per quanto concerne la domanda espletata in subordine, i ricorrenti hanno argomentato di aver perso la legittimazione ad agire, in ragione della surroga effettuata dall’INAIL, limitatamente alla somma percepita dall’Istituto dal terzo.

Il supremo Collegio ha scontentato i congiunti, muovendo il proprio ragionamento a partire dall’arresto delle SS.UU. N. 12566/2018, che, dando corso al pensiero maggioritario in materia, ha precisato come il valore capitale della rendita corrisponda a valore patrimoniale già risarcito, non ulteriormente computabile a favore del danneggiato. Peraltro, in caso di esercizio dell’azione di surroga, il credito del leso si trasferisce all’istituto previdenziale, per la quota corrispondente all’indennizzo assicurativo corrisposto, con conseguente perdita della relativa legittimazione all’azione risarcitoria per l’infortunato (o per i congiunti) e conservazione del diritto ad ottenere dal terzo il residuo risarcimento, ove il danno sia stato solo in parte coperto dalla prestazione assicurativa.

Invero, la rendita INAIL, pur potendo presentare differenze nei valori monetari rispetto al danno civilistico, soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo. Peraltro, il fenomeno successorio conseguente alla surroga, impedisce al danneggiato di cumulare, per lo stesso danno, la somma percepita a titolo di rendita assicurativa.

Le prestazioni previdenziali assumono, in conclusione, il carattere di anticipo rispetto all’obbligo risarcitorio del responsabile, come espressione del “favor” che la costituzione accorda al lavoratore ed al contempo non consentono il reclamo di un ristoro superiore al danno effettivamente sofferto.

AVV. ALDO ARENA

Laureato in Giurisprudenza, iscritto all’Albo degli Avvocati di Bergamo ed all’Albo Cassazionisti dal 2004. Ha un proprio studio professionale a Bergamo. Si occupa tra l’altro di diritto previdenziale ed assistenziale, di diritto penale e responsabilità civile per infortuni sul lavoro e malattie professionali, oltre che di contrattualistica in materia di diritto del lavoro.

Rendita vitalizia a superstite come anticipo sul risarcimento

a cura di Avv. Aldo Arena

Moglie e figlio di una vittima di infortunio in itinere hanno adito il Tribunale per conseguire il risarcimento di tutti i danni conseguenti al decesso del congiunto, convenendo in giudizio la società proprietaria del furgone - a bordo del quale la vittima viaggiava come trasportata - nonché l’impresa assicuratrice del veicolo in questione. Occorre precisare che, in seguito alla notifica del ricorso, la prima convenuta versava una somma ai ricorrenti per perdita del rapporto parentale. Il giudizio proseguiva quindi, in particolare, per stabilire la debenza del danno patrimoniale da lucro cessante, a fronte anche dell’intervento in causa dell’INAIL. Quest’ultima, peraltro, accettava una somma a tacitazione del proprio diritto di surroga.

I ricorrenti chiedevano in via principale una somma cospicua, sebbene inferiore a quanto loro corrisposto dall’INAIL, anche considerata la capitalizzazione della rendita futura. In subordine, chiedevano la differenza tra detta somma e quelle versata dal terzo all’INAIL, per soddisfarne il diritto di surroga.

Soccombenti nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno contestato, di fronte alla Corte di Cassazione, l’applicazione del principio della c.d. compensatio lucri cum damno, evidenziando che la denegata domanda di risarcimento mirava al ristoro del danno conseguente al decesso dell’unico produttore di reddito nel nucleo familiare, che nulla avrebbe a che vedere con l’erogazione delle rendite in loro favore, dovute in esecuzione di un’obbligazione previdenziale, in virtù dei versamenti contributivi effettuati. La diversità dei titoli giustificherebbe la coesistenza delle due prestazioni indennitaria e risarcitoria.

Per quanto concerne la domanda espletata in subordine, i ricorrenti hanno argomentato di aver perso la legittimazione ad agire, in ragione della surroga effettuata dall’INAIL, limitatamente alla somma percepita dall’Istituto dal terzo.

Il supremo Collegio ha scontentato i congiunti, muovendo il proprio ragionamento a partire dall’arresto delle SS.UU. N. 12566/2018, che, dando corso al pensiero maggioritario in materia, ha precisato come il valore capitale della rendita corrisponda a valore patrimoniale già risarcito, non ulteriormente computabile a favore del danneggiato. Peraltro, in caso di esercizio dell’azione di surroga, il credito del leso si trasferisce all’istituto previdenziale, per la quota corrispondente all’indennizzo assicurativo corrisposto, con conseguente perdita della relativa legittimazione all’azione risarcitoria per l’infortunato (o per i congiunti) e conservazione del diritto ad ottenere dal terzo il residuo risarcimento, ove il danno sia stato solo in parte coperto dalla prestazione assicurativa.

Invero, la rendita INAIL, pur potendo presentare differenze nei valori monetari rispetto al danno civilistico, soddisfa, neutralizzandola in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo. Peraltro, il fenomeno successorio conseguente alla surroga, impedisce al danneggiato di cumulare, per lo stesso danno, la somma percepita a titolo di rendita assicurativa.

Le prestazioni previdenziali assumono, in conclusione, il carattere di anticipo rispetto all’obbligo risarcitorio del responsabile, come espressione del “favor” che la costituzione accorda al lavoratore ed al contempo non consentono il reclamo di un ristoro superiore al danno effettivamente sofferto.

AVV. ALDO ARENA

Laureato in Giurisprudenza, iscritto all’Albo degli Avvocati di Bergamo ed all’Albo Cassazionisti dal 2004. Ha un proprio studio professionale a Bergamo. Si occupa tra l’altro di diritto previdenziale ed assistenziale, di diritto penale e responsabilità civile per infortuni sul lavoro e malattie professionali, oltre che di contrattualistica in materia di diritto del lavoro.

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o visualizzazione di media. Fai click qui per visualizzare l'elenco dei cookie ed esprimere le tue preferenze.