I filetti di merluzzo surgelati rappresentano una delle scelte più comuni per chi desidera portare in tavola un pesce di qualità in modo pratico. Tuttavia, non tutti sanno che spesso contengono additivi che ne modificano le caratteristiche naturali. Conoscere questi aspetti è fondamentale per fare acquisti consapevoli e comprendere davvero cosa finisce nel nostro piatto.
Cosa si nasconde nei filetti di merluzzo industriali
Non tutti i filetti di merluzzo surgelati sono composti unicamente da pesce. Molti produttori, per garantire consistenza e ridurre la perdita d’acqua durante il congelamento, utilizzano i polifosfati (ad esempio E451, E452), additivi molto diffusi nell’industria ittica.
Queste sostanze permettono ai filetti di trattenere molta più acqua rispetto al pesce naturale, mantenendo un aspetto compatto anche dopo lo scongelamento. Il risultato? Un prodotto che può pesare fino al 20% in più grazie all’acqua trattenuta artificialmente, secondo i dati dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.
Durante la cottura, però, questa acqua viene rilasciata, riducendo notevolmente la resa effettiva. In pratica, stiamo pagando per dell’acqua che poi evapora in padella, lasciandoci con un filetto più piccolo di quello che avevamo acquistato.
Altri additivi comuni nei prodotti surgelati
Oltre ai polifosfati, molti filetti industriali contengono antiossidanti sintetici come l’acido ascorbico (E300) o l’acido citrico (E330). Questi servono a prevenire l’irrancidimento dei grassi e i cambiamenti di colore durante la lunga conservazione.
Sebbene questi additivi siano considerati sicuri dalla normativa europea, trasformano il pesce da prodotto naturale a alimento processato. La differenza è sostanziale: non stiamo più mangiando semplicemente merluzzo congelato, ma un prodotto tecnologicamente modificato.
Le conseguenze sulla nostra salute
I polifosfati non sono solo una questione di peso e resa. Secondo l’EFSA, questi additivi possono interferire con l’assorbimento del calcio e rappresentare un problema per chi ha disturbi renali o del metabolismo del fosforo.
Per queste categorie di persone, il consumo regolare di prodotti ricchi di polifosfati aggiunti dovrebbe essere valutato attentamente, possibilmente consultando il proprio medico. Informazioni importanti che raramente vengono comunicate chiaramente al consumatore.
Decifrare le etichette: missione impossibile?
Secondo le normative europee, la normativa europea prevede che la presenza di additivi nei filetti di pesce surgelato debba essere chiaramente dichiarata in etichetta. Tuttavia, la realtà è che molte etichette sono incomprensibili per il consumatore medio.

Sigle come E450, E451 o nomi chimici complessi come “tripolifosfato di sodio” creano una vera barriera informativa. La maggior parte delle persone non ha idea di cosa significhino questi codici, rendendo impossibile una scelta davvero consapevole.
Questa situazione è paradossale: abbiamo il diritto all’informazione, ma le informazioni sono fornite in un linguaggio tecnico che pochissimi comprendono. È come avere una mappa scritta in una lingua straniera.
Come riconoscere i prodotti più naturali
Fortunatamente, esistono ancora filetti di merluzzo che contengono solo pesce. Questi prodotti riportano nella lista ingredienti esclusivamente “merluzzo” e al massimo “sale”, senza sigle misteriose o nomi chimici complicati.
La differenza di prezzo può sembrare significativa, ma considerate che state pagando per pesce vero, non per acqua trattenuta artificialmente che poi si perde durante la cottura. Alla fine, la convenienza potrebbe essere proprio dalla parte del prodotto più naturale.
Strategie per acquisti più consapevoli
Leggere attentamente l’etichetta rimane la strategia più efficace. Cercate prodotti con liste ingredienti brevi e comprensibili, diffidando da quelli che elencano numerosi additivi con sigle E seguite da numeri.
- Privilegiate filetti con la dicitura “senza polifosfati aggiunti”
- Controllate che nella lista ingredienti ci sia solo “merluzzo” o al massimo “merluzzo, sale”
Un altro indicatore utile può essere il comportamento del pesce durante la cottura: i filetti trattati tendono a rilasciare molta più acqua e a ridursi notevolmente di dimensione rispetto a quelli naturali.
Il futuro dell’informazione alimentare
La situazione attuale dell’etichettatura, pur rispettando le normative, non facilita certo la comprensione del consumatore. Sarebbe auspicabile un’evoluzione verso etichette più intuitive, magari con simboli o colori che indichino immediatamente il grado di processamento del prodotto.
Alcuni paesi stanno già sperimentando sistemi di etichettatura semplificata, come il Nutri-Score, che potrebbero essere estesi anche agli additivi e al grado di trasformazione degli alimenti.
I filetti di merluzzo surgelati possono essere un’ottima soluzione per chi cerca praticità senza rinunciare al gusto, ma è fondamentale sapere cosa si sta comprando. La presenza di additivi non rende automaticamente un prodotto dannoso, ma ogni persona dovrebbe avere gli strumenti per scegliere se preferire un pesce naturale o uno tecnologicamente modificato. La vera libertà di scelta passa attraverso l’informazione: più sappiamo cosa contengono i prodotti che acquistiamo, più possiamo allineare le nostre scelte alle nostre esigenze di salute e preferenze alimentari.
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